
Te piace o' Presepe
Gennaro Spatuozzo aveva avuto quella passione sin dalla più tenera età. Quando era bambino, l’arrivo delle feste natalizie lo metteva in fibrillazione. Già da due settimane prima del Natale, cominciava a progettare il suo presepe. Lo avrebbe fatto sempre e comunque, superando qualsiasi difficoltà. In tempo di guerra le difficoltà erano state soprattutto economiche perché la miseria era davvero tanta, ma Gennaro il suo presepe se l’era costruito lo stesso con i tappini di metallo raccolti per strada. Dentro ogni tappino, come solitamente si faceva per giocare alle corse ciclistiche, aveva scritto il nome di un personaggio del presepe. Al bambinello aveva riservato il tappino più prezioso, quello dorato e meno schiacciato degli altri. Passata la guerra e ormai quasi adolescente aveva continuato a coltivare la sua passione, del resto piuttosto diffusa in una città come Napoli. Ma poiché i soldi in famiglia scarseggiavano ancora, non poteva certo permettersi di costruire quei bellissimi presepi tradizionali che pure ammirava tanto. Così, un anno realizzò un presepe alquanto originale utilizzando la collezione di soldatini che, benevolmente, gli aveva regalato il “signorino”, ovvero il figlio dell’ingegnere che abitava all’ultimo piano. Era bello vedere la capanna fortino circondata dai pastori pellirosse e difesa dai re magi cow boys. Poi Gennaro era cresciuto, aveva trovato lavoro in una officina meccanica e si era sposato con la sua amata Concetta. Il matrimonio era sempre andato benissimo, salvo che per un particolare: Concetta detestava il presepe e preferiva di gran lunga l’albero natalizio. Ad ogni Natale si accendeva la solita discussione. Lui, che nel frattempo aveva sviluppato una notevole manualità, proponeva la realizzazione del presepe e lei, di rimando, esaltava la bellezza dell’albero correndo a tirar fuori dall’armadio gli ultimi addobbi che aveva acquistato. Finiva sempre nella stessa maniera. Per quieto vivere, a Natale, in casa Spatuozzo si faceva sia l’albero che il presepe. Terminata la sua opera, Gennaro chiamava la moglie e gliela mostrava estasiato, quindi, puntualmente, formulava la domanda:- Te piace ‘o presepe?- E puntualmente lei rispondeva corrucciata:- No. Nun me piace.- Allora Gennaro iniziò a progettare presepi sempre più complicati e originali, fatti di bottiglie, di ciabatte, di schede telefoniche, di penne biro, di unghie. Ci fu un anno in cui riuscì quasi a costruire un presepe tutto di rifiuti organici, ma l’olezzo nauseabondo lo dissuase dall’andare avanti e ripiegò su un più semplice presepe fatto con le scatole vuote dei detersivi. Ora era arrivato in una sorta di vicolo cieco. In casa, visto il tetragono atteggiamento della moglie, non trovava più stimoli e sentiva l’esigenza di scoprire altri luoghi in cui esprimere la sua creatività. Un giorno, il suo amico Salvatore gli parlò della mostra dei “Presepi d’Italia” che ogni anno si svolgeva a Massa Martana, ridente cittadina umbra ricca di bellezze artistiche e circondata da una natura stupenda. Salvatore gli raccontò che l’anno precedente erano stati esposti oltre 150 presepi provenienti dalle più svariate zone d’Italia: presepi in carta pesta, in ceramica, in sughero, in vetro. Era stato perfino esposto un presepe realizzato nel cappello da cerimonia dei Carabinieri.- Perché non ci partecipi anche tu?- gli domandò l’amico. A Gennaro brillarono gli occhi.
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Gennaro era arrivato a Massa Martana con un furgone e lo aveva parcheggiato davanti allo spazio espositivo. Accolto con estrema cordialità, era riuscito anche a trovare un paio di volontari che gli avevano dato una mano a scaricare il furgone. Nel giro di tre ore il suo presepe era pronto. Si poteva veramente definire un presepe inusuale, infatti era tutto fatto di uova. Su ciascun uovo era dipinta l’immagine del personaggio da rappresentare e, in particolare, sopra la capanna, che era la metà di un grande uovo di cioccolato, era disposto a semicerchio un coro di angioletti costituito da uova di quaglia. Nel presentarlo, Gennaro aveva tenuto a dire che si trattava del primo presepe che, contemporaneamente, solennizzava il Natale e la Pasqua. Dopo avere ammirato con compiacimento la sua opera, Gennaro decise di fare un giretto per vedere qualche altra realizzazione. Indubbiamente la manifestazione meritava la fama che si era conquistata. C’erano presepi di ogni tipo, perfino uno completamente fatto di ghiaccio. Si avvicinò a quello creato da una robusta e biondissima donna di evidenti simpatie leghiste. Era un presepe celtico, sovrastato da un grande angelo con le fattezze di Bossi, che recava un cartiglio su cui era scritto a lettere cubitali “Betlemme libera da Roma ladrona”. –Originale, davvero originale,- disse sorridendo alla platinata nordica in camicia verde, che lo squadrò da capo a piedi e rispose gelida:- Uei, cicci, se sei venuto per broccolare, fai inversione di marcia e torna in terronia.- In quel momento, una specie di tornado costituito da un gatto inseguito da un cane ringhiante si abbatté sull’opera di Gennaro, scompaginandola e trasformandola rapidamente in una enorme preparazione di frittata. Il poveraccio rimase impietrito, senza trovare la forza di reagire. Sentì che il mondo intero gli sprofondava sotto i piedi e vide, in un sol colpo, svanire tutti i suoi sogni. L’eco di una voce fastidiosa gli rimbalzò nella testa, una voce che ripeteva ossessiva “Nun me piace ‘o presepe”. Mentre una lacrima solcava lentamente il suo volto, sentì una mano posarsi sulla sua spalla e un’altra voce che, a differenza della precedente, aveva un tono dolce e rassicurante:- Coraggio, signor Spatuozzo, non si disperi. La aiuteremo noi. Vedrà, potrà esporre il suo presepe.
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Il giorno dell’inaugurazione era arrivato. Gennaro si era messo il suo vestito più elegante, quello che tirava fuori solo per le grandi occasioni. I visitatori erano tantissimi, più di quanti non si fosse immaginato, il che faceva salire a mille la sua emozione. Presto, davanti alla sua postazione, si formò un capannello di persone che, a giudicare dalle espressioni ammirate, apprezzava il suo lavoro. In effetti, il presepe che, in quattro e quattr’otto, aveva assemblato con l’aiuto di alcuni gentili cittadini di Massa Martana era assolutamente rimarchevole. La capanna era una cabina telefonica nella quale stavano, per la verità un po’ pigiati, il San Giuseppe interpretato da un vero falegname, con in mano i suoi attrezzi da lavoro, e la Madonna, il cui ruolo era stato affidato a una ragazza russa che faceva la badante. Il Gesù bambino era Tonino, un ragazzetto di 12 anni che cercava di farsi più piccolo che poteva. I gemelli Ancorsi stavano appoggiati ai lati della cabina, ciascuno con un cartello al collo: su uno c’era scritto “bue” sull’altro “somaro”. C’è da dire che i due avevano litigato non poco per la scelta del cartello. Ora svolgevano metodicamente il loro compito alitando in sincrono sui vetri della cabina. Poi, invece dei soliti pastori, c’era una squadra di calcio al completo. I giocatori, mentre stavano in posa, ne approfittavano per palleggiare e mantenersi allenati. L’allenatore, il massaggiatore e il magazziniere interpretavano i re magi. Gennaro, tutto emozionato, si fece avanti e guardò timidamente il pubblico senza trovare il coraggio di formulare la solita domanda. Ci fu un breve attimo di silenzio , quindi un coro si levò a rallegrare il cuore dell’artista finalmente compreso:- Sì! Ce piace ‘o presepe!-
tratto da L'UMBRIA INVISIBILE di Valter Corelli, Gramma Edizioni (Perugia).
Curriculum di Valter Corelli
Ha collaborato come ricercatore con l’Istituto di Etnologia e Antropologia Culturale dell’Università degli Studi di Perugia, diretto dal Prof. Tullio Seppilli, conducendo una approfondita ricerca sui fenomeni di brigantaggio nell’Umbria dell’800.
Autore, regista ed attore teatrale, collabora dalla fine degli anni ’60 con il Teatro Stabile di Innovazione Fontemaggiore di Perugia.
Ha scritto sceneggiature per cortometraggi, documentari, spot pubblicitari.
Ha ideato e condotto le trasmissioni Un buon soggetto e Il paese racconta per la sede regionale umbra della R.A.I.
E’ autore degli spettacoli: La mirabolante istoria del brigante Cinicchia, Naviruk, Nevermore, Raccontango, Pagine di terra, Vive la vie, Questa sera mi vesto di Blues
Insieme a Giampiero Frondini ha ideato e realizzato gli eventi teatrali Missione Annibale, Recita a palazzo in onore di Ascanio,Congiura al castello, La verità sull’Anima Dannata, Una storia quasi rusticana.
E’autore della raccolta di racconti Manuale di accoppiamento, Edizioni Arnaud- Firenze
E’ autore del romanzo La veridica e fantasiosa storia del brigante Cinicchia, Edizioni Era Nuova- Perugia.
E’ autore del romanzo Splendore e apoteosi di Ascanio della Corgna, Marchese di Castiglione del Lago,del Chiugi e di Castel della Pieve, Edizioni Era Nuova- Perugia
E’ curatore della collana Le colline della speranza, sulla santità femminile in Umbria, per la quale ha scritto il volume dedicato a Margherita da Cortona, Edizioni Edimond- Città di Castello.
Ha collaborato stabilmente con la rivista umoristica TFR, Fabrizio Fabbri Editore- Perugia.
Il suo ultimo libro è la raccolta di racconti “L’Umbria invisibile”, pubblicata dalla casa editrice Gramma Edizioni di Perugia.
Dagli anni ’60 è attore cinematografico. Ha lavorato in importanti produzioni cinematografiche e televisive: “Francesco” (regia di Liliana Cavani), “Domani”(regia di Francesca Archibugi), “”Gli indesiderabili” (regia di Pasquale Scimeca), “Don Matteo”, “Carabinieri”, “Distretto di polizia”, “Gente di mare”, “Il maresciallo Rocca” e tante altre fiction televisive.
